USA GULF OIL SPILL

L’amministrazione Obama ha intenzione di annunciare oggi la sospensione delle trivellazioni off-shore nell’Artico fino al 2011. Lo afferma un senatore dell’Alaska.Il senatore democratico Mark Begich ha riferito di aver appreso la notizia dal dipartimento agli Interni. La sospensione rientra nel pacchetto di misure collegate alla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. L’amministrazione dovrebbe annunciare anche nuovi requisiti di sicurezza ed il rafforzamento dei controlli. Tra i progetti che verrebbero bloccati in Alaska, anche le esplorazioni della Shell Oil previste per questa estate. Il senatore Begich si dice “frustrato”: “Questa decisione causerà ulteriori ritardi e maggiori costi per soddisfare le esigenze nazionali”.

BP, SOLO FANGO NON PETROLIO DA POZZO DANNEGGIATO – Intanto solo fango, non petrolio, sembra sgorgare dal pozzo danneggiato nel Golfo del Messico dopo sei ore dall’inizio dell’operazione ‘top kill’, secondo il Chief Operating officer della Bp Doug Suttles. “Vediamo soprattutto fango”, ha detto Suttles in una conferenza stampa dal centro di comando Bp in Lousiana: “Non possiamo esserne certi però, perché non possiamo fare campionature”. Ci sarebbero volute almeno 24 ore per capire se l’operazione ha avuto successo, aveva detto oggi il Ceo di Bp Tony Hayward, un pronostico confermato da Suttles.

Poco dopo avere ricevuto il via libera dell’Amministrazione del presidente Usa Barack Obama, la Bp ha avviato la difficile e rischiosa operazione ‘top kill’ destinata ad arginare il flusso di greggio nel Golfo del Messico e a sigillare definitivamente il pozzo. Ci vorranno ore, forse anche due giorni, per capire se si tratta di un successo. Obama è apparso prudente, non escludendo l’ipotesi di altri approcci alternativi, confermando quindi che la sua fiducia nella Bp non si trova ai massimi livelli.

“Se la ‘top kill’ riesce, e non ci sono garanzie, dovrebbe ridurre grandemente o eliminare la perdita di petrolio”, ha detto il presidente, attaccando ancora una volta le società petrolifere e suggerendo l’importanza di pensare a fonti di energia alternative. Ha chiosato Obama: “Il problema è che trivellano a 1.500 metri sotto il mare poi altri 1.500 metri prima di trovare il petrolio, con rischi e costi sempre maggiori. Non possiamo continuare a sostenere questo tipo di uso di combustibili fossili. Il pianeta non lo può sostenere”. Obama, domani a Washington, affronterà pubblicamente il tema delle trivellazioni offshore, dopo avere ricevuto un rapporto sull’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon dal ministro dell’interno Ken Salazar, favorevole a misure di controllo e di sicurezza decisamente più severe. Venerdì Obama sarà di nuovo in Lousiana, per la seconda volta in un mese, sia per mantenere ‘il fiato sul collo’ della Bp, sia per offrire solidarietà al più alto livello alle vittime di una marea nera probabilmente senza precedenti.

Come hanno sottolineato a più riprese gli stessi responsabili della Bp, l’operazione ‘Top Kill’, iniziata alle 20:00 italiane, è rischiosa, perché la pressione necessaria per arginare il greggio è molto forte e potrebbe distruggere la super-valvola del pozzo, il cosiddetto ‘Blowout Preventer’ (Bop), già difettoso sin dall’inizio secondo alcuni esperti. In tal caso la marea nera potrebbe addirittura peggiorare. La ‘Top Kill’ è una operazione in due tempi. Primo, vengono immesso in due canali laterali al pozzo fanghi ad alta pressione per fermare il flusso di petrolio. Secondo, se tutto funziona come previsto, si sostituiscono i fanghi con cemento, per chiudere in maniera definitiva il pozzo, sigillandolo. Tra le alternative studiate dalla Bp in alternativa alla ‘Top Kill’ spiccano la sostituzione del Bop (ma occorrerà tempo), oltre all’ipotesi di ‘uccidere’ il pozzo ‘bombardandolo’, sempre ad altissima pressione, con detriti ed altri oggetti solidi. Si riparla infine di un nuovo ‘cappuccio’ per recuperare il greggio che continua ad uscire dal pozzo, ma i primi due tentativi dei giorni scorsi non sono andati bene.
FONTE:www.ansa.it

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