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La crisi fa riscoprire con piacere le abitudini del passato. In tutto il Varesotto sono in continua crescita le persone che cercano di prodursi cibo in casa. La coltivazione dell’orto fino a qualche anno fa abitudine solo degli anziani sta tornando di moda: e sono in crescita le persone che dopo una giornata di lavoro prendono in mano zappa e vanga e si mettono a lavorare la terra. Francesco Di Lorenzo, presidente provinciale di Federconsumatori, conferma la diffusione del fenomeno e ammette di essere un grande coltivatore: «Si tratta di un’abitudine che fa bene alle tasche e alla salute. Producendo direttamente si riducono i costi, inoltre si ha la possibilità di fare movimento (e anche in questo caso si risparmiano i soldi della palestra) e si mangiano cibi genuini». Di Lorenzo produce vino, frutta, verdura grazie a un appezzamento di circa 1200 metri quadrati che gli permette di fare scorte per tutto l’inverno ma anche chi ha giardini di modeste dimensioni riesce ad organizzarsi per avere prodotti per alcuni mesi. In primavera si semina, d’estate si raccoglie e poi si congela per la stagione più fredda.

«C’è addirittura chi si è costruito piccole serre per poter coltivare l’insalata d’inverno – commenta il rappresentante dell’associazione dei consumatori – e chi vive in città si ingegna come può». In molti riescono ad ottenere piccoli pezzi di terra in campagna «magari da persone anziane che non sono più in grado di lavorare la terra e preferiscono darla in uso ai più giovani». Chi è costretto ad abitare in condominio si dà ugualmente da fare e sui balconi è un tripudio di peperoncini, prezzemolo, salvia, rosmarino e tutte le erbe aromatiche indispensabili comunque in cucina. «Nei mercati rionali la gente compera piantine e semi ed è molto bello vedere questo ritorno al passato». Il fai da te non riguarda però solo i prodotti della terra. Il pane fatto il casa è diventata ormai una specialità di molte famiglie che amano prendere acqua e farina e impastare direttamente le pagnotte che serviranno per la settimana, facendosi poi dei panini da consumare magari nella pqausa pranzo in alternativa alle costose tavole calde. E aumentano anche gli allevatori di piccoli animali come galline e conigli. «Il carovita – prosegue Francesco Di Lorenzo – porta finalmente anche qualcosa di buono. Anche per i bambini è bellissimo poter trascorrere qualche ora in mezzo ai campi. Molto più salutare ed economico di qualsiasi altro gioco». Quasi insomma una trasformazione sociale importsa dall’esigenza di risparmiare qualcosa e di ottenere in proprio quello che comprare in negozio costerebbe ovviamente molto di più. Con lì’effetto crisi che ovviamente si sposta sulle vendite al dettaglio, che subiscono ovviamente questa decurtazione.
FONTE:www.ilgiorno.ilsole24ore.com

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