
Domani parte la 63/a edizione del Festival di Cannes, per chiudere il 23. La nostra vita di Daniele Luchetti, unico film italiano in concorso passerà giovedì 20 maggio alle 22:30 accompagnato dal regista e dai suoi attori Elio Germano, Raoul Bova, Stefania Montorsi, Isabella Ragonese.Draquila – l’Italia che trema, il docu-shock di Sabina Guzzanti, fuori concorso evento speciale, passerà invece giovedì 13. Le quattro volte di Michelangelo Frammartino, selezionato alla Quinzaine des realisateurs si vedrà il 16. Il festival si aprirà mercoledì sera con Robin Hood di Ridley Scott fuori concorso e si chiuderà il 23 con The Tree di Julie Bertuccelli, naturalmente fuori concorso.
ECCO L’ITALIA MARZIANA CHE APPRODA SU CROISETTE
(di Francesco Gallo)
Se uno straniero volesse capire qualcosa del nostro Paese dai film italiani che approderanno al Festival di Cannes che parte domani, ne uscirebbe più che frustrato. E non avrebbe torto. Perché quella che arriverà sulla Croisette è una vera e propria squadra ‘marziana’. Si va dall’Italia proletaria che capisce solo i soldi di Daniele Luchetti de ‘La nostra vita’, all’Italia ‘ladrona e di regime’ descritta da Sabina Guzzanti in ‘Draquila’ fino a quella agreste-animista raccontata da Michelangelo Frammartino. Va detto che il film di Luchetti forse è quello più vicino a descrivere un Italia più o meno normale con la sua storia di un elaborazione del lutto (che ricorda molto La stanza del figlio) da parte di Claudio (Elio Germano) un operaio che di fronte alla morte della moglie cerca il riscatto nell’unico Dio che ha: il denaro.
Nel film dove l’interpretazione di Elio Germano è straordinaria anche una fedele ricostruzione di una classe proletaria alla Ken Loach che, nonostante tutto, è capace di solidarietà. Nel caso del documentario ‘Draquila’ di Sabina Guzzanti è invece tutta un’altra storia. Questo film che il ministro dei Beni Culturali italiano Sandro Bondi ha definito “di propaganda” motivandolo così a dare forfait sulla Croisette, é davvero una vera bomba contro il Governo Berlusconi e contro la protezione civile di Bertolaso definita nel film “il braccio armato” del regime Italia. Una bomba anche più forte perché l’attrice abbandona i panni della comica e non indulge nelle imitazioni più di tanto per sposare quelli di giornalista d’inchiesta proprio come il suo amico Michael Moore.
Ma non finisce qui. Alla Quinzaine des realisateurs, tra i 22 lungometraggi della sezione voluta dagli autori francesi di cinema, c’é poi l’opera seconda del regista indipendente Michelangelo Frammartino dal titolo ‘Le quattro volte’, coprodotta dall’Italia insieme a Germania e Svizzera. Allievo di Olmi, Frammartino prosegue nel solco del suo maestro raccontando quattro poetiche storie di passaggio di testimone da natura umana ad animale, da vegetale a minerale. Ambientato nel più sperduto paesino della sua amata Calabria, nel documentario nessun dialogo, ma solo rumori di sottofondo, quelli della natura rappresentata in tutta la sua forza evocativa e animistica. Nella sezione dei cortometraggi c’é poi per il nostro Paese Annarita Zambrano con ‘Tre ore’.
Di scena questa volta un padre condannato di omicidio che, dopo otto anni, ottiene un permesso di tre ore. Ad aspettarlo una figlia di otto anni a cui dovrà spiegare tutto. Ma a salire la scalinata rossa ci saranno nel ruolo di giurati, l’attrice Giovanna Mezzogiorno e Alberto Barbera, direttore del Museo nazionale del Cinema di Torino. E, per finire, il molto amato in Francia, Marco Bellocchio, che solo l’anno scorso proprio a Cannes era in corsa con il suo ‘Vincere’, avrà quest’anno l’onore di tenere la tradizionale lezione di cinema mercoledì 19 maggio.
FONTE:www.ansa.it




