alimentzione

Chi vuole perdere peso non può limitarsi a dare un taglio alle calorie. Per dimagrire è fondamentale associare l’esercizio fisico alla dieta perché l’organismo, a fronte della riduzione delle calorie, mette in atto una sorta di sistema di sicurezza interno che limita l’attività fisica e quindi il dispendio di energia. A svelare uno dei possibili meccanismi responsabile degli scarsi risultati ottenibili con la sola restrizione calorica è uno studio dell’Oregon Health & Science University (OHSU), pubblicato di recente sull’American Journal of Physiology – Regulatory, Integrative and Comparative Physiology.PESO E DIETA – Gli scienziati statunitensi sono giunti a queste conclusioni studiando 18 femmine di scimmia (macaco rhesus), dopo averne ridotto l’introito calorico del 30 per cento. Al termine delle prime quattro settimane di dieta previste non è stata registrata alcuna perdita di peso significativa, mentre è stata evidenziata una notevole diminuzione nei livelli di attività delle scimmie. In pratica i livelli naturali di attività fisica degli animali hanno cominciato a diminuire appena dopo l’inizio del regime a basso tenore calorico. Non solo, quando quest’ultimo è stato ulteriormente ridotto per le quattro settimane successive, l’attività fisica degli animali è diminuita ancora di più. Una sorte diversa è invece toccata ad altre tre scimmie alimentate normalmente, ma indotte a svolgere un’ora di esercizio fisico al giorno tramite l’uso di un tapis roulant. Questi esemplari sono andati in contro a una perdita di peso significativa. «Questi nuovi dati avvalorano ancora di più quanto osservato quotidianamente sul piano clinico e già evidenziato anche da altri studi – commenta Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università di Milano -. La sola restrizione calorica non porta a grandi risultati sul fronte del peso perché si abbassa il metabolismo basale: l’organismo brucia meno calorie e quindi non si dimagrisce in modo rilevante».

INTERVENTO PRECOCE – Se veramente si vuol far muovere la bilancia, all’alimentazione corretta va quindi associata ad altre misure, a partire dall’attività fisica. Ma non solo, come precisa il professor Carruba: «Innanzitutto bisogna premettere che l’obesità è molto difficile da curare e questo spiega perché oggi sempre di più si spinge per un intervento precoce, quando la persona è solo in sovrappeso e non si sono ancora innescati i meccanismi di automantenimento tipici dell’obesità. Se si interviene subito si possono ottenere risultati permanenti e una remissione completa. Se, invece, si agisce tardivamente è necessaria una gestione clinica prolungata vita natural durante perché il rischio di ricaduta è sempre alto». Nel caso di un intervento precoce, in genere, si cerca di individuare i comportamenti sbagliati e gli errori che vengono fatti che, fortunatamente, non si sono ancora consolidati e che è quindi più facile correggere.

STRATEGIA OTTIMALE – «È ormai assodato che l’approccio ideale all’obesità deve essere multidisciplinare e integrato. Non ci si può limitare a dire al paziente di mangiare di meno – fa notare Carruba -. Innanzitutto bisogna intervenire con una terapia cognitivo-comportamentale per motivare la persona a dimagrire e a correggere comportamenti sbagliati ormai consolidati. Di pari passo va fatta un’educazione alimentare e all’attività fisica. Fare esercizio è fondamentale perché permette di rimettere in moto tutta una serie di meccanismi molecolari che, come abbiamo evidenziato anche in alcuni nostri studi, portano alla formazione di nuovi mitocondri, che sono il motore delle cellule. In casi specifici si può integrare questo approccio con una terapia farmacologica che, se ben gestita, può contribuire a favorire la perdita di peso».
FONTE:www.corriere.it

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