D omenica 25 aprile all’ex Campo di concentramento di Fossoli verrà inaugurata una mostra interattiva intitolata A noi fu dato in sorte questo tempo:1938-1947. Visibile fino all’11 luglio prossimo nella baracca ricuperata dell’ex Campo l’esposizione è curata da Alessandra Chiappano, prodotta dall’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, e organizzata da Fondazione ex Campo di Fossoli e Istituto storico di Modena. All’inaugurazione della mostra, che avrà luogo alle ore 15, parteciperanno Enrico Campedelli, Sindaco di Carpi, Claudio Dellavalle, Vicepresidente dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia, Giuliano Albarani, Presidente dell’Istituto Storico di Modena, Lorenzo Bertucelli, Presidente della Fondazione ex Campo Fossoli, Alessandra Chiappano, curatrice dell’iniziativa.La mostra è incentrata sulla storia di giovani assolutamente ‘normali’ che, come afferma Silvio Ortona, hanno avuto in sorte un tempo ‘straordinario’ e hanno dovuto confrontarsi con scelte drammatiche; alcuni di loro hanno conosciuto l’esperienza estrema della deportazione. “E’ la storia di un gruppo di ragazzi, di una generazione costretta a fare i conti con una storia terribile che metteva tutti di fronte a scelte drammatiche. Il fascismo, le leggi razziali e poi la guerra; prendere una decisione dopo l’8 settembre di fronte allo sfascio del paese. Alcuni andarono in montagna a fare i partigiani, altri subirono la deportazione nei campi nazisti. Alcuni si salvarono e furono protagonisti dell’Italia repubblicana, altri non fecero ritorno: sono Franco Momigliano, Bianca Guidetti Serra, Primo Levi, Vanda Maestro, Alberto Salmoni, Eugenio Gentili Tedeschi, Luciana Nissim, Emanuele Artom, Franco Sacerdoti, Silvio Ortona, Ada Della Torre. Tutti ragazzi dotati di una forza morale che colpisce e soprattutto di una grande volontà di futuro. Costretti a lavorare tutto il giorno nel vento, sottozero, vestiti di tela – dice uno di loro, deportato in Germania – combattemmo con tutte le nostre forze perchè non arrivasse l’inverno, perchè sapevamo che l’inverno era la nostra fine. Ricordare quelle storie e raccogliere quei pensieri è l’obiettivo di questa mostra che si ascolta e si guarda, un racconto che ci rimanda ad una primavera di libertà più forte e più tenace di quegli inverni di morte”.
FONTE:www.carpidiem.it




