F orse è uno dei pochi tabu ancora in vita nella società del sesso facile e “chiacchierato”, o perlomeno è uno di quegli argomenti dei quali poco si discute e sui quali volentieri si sorvola. Stiamo parlando del sesso nella terza età, che è come dire dell’attività sessuale dei “nonni”. Eppure, da un recente studio, frutto della collaborazione tra SIA-Società Italiana di Andrologia e FIMMG-Federazione Italiana Medici di Famiglia, emerge che il 49% degli over 69 che vivono in coppia e l’8% dei single ha rapporti sessuali costanti. Condotto su 1.298 over 69enni di ambo i sessi, tramite un’intervista strutturata riguardante molteplici aspetti della vita e della sessualità dei partecipanti, lo studio ha dimostrato che c’è sesso oltre i settant’anni. In particolare è emerso come nella terza età la sessualità, contrariamente a quello che si riteneva fino a poco tempo fa, non cessa, ma evolve e si modifica rispetto a quella del giovane. L’indagine suggerisce che la presenza di rapporti sessuali, e più in generale di vita sessuale, negli anziani sembra maggiormente legata alla presenza/assenza di un partner o di condizioni invalidanti (depressione, non autosufficienza) piuttosto che all’età anagrafica, a riprova che gli anziani sani non rinunciano affatto alla sessualità all’interno del loro rapporto di coppia. Anche secondo il “Global Study of Sexual Attitudes and Behaviors”, tra i 70 e gli 80 anni, il 63% degli uomini e il 28% delle donne sono sessualmente attivi, a dimostrazione che quest’aspetto della vita è tutt’altro che ininfluente.
Chiaramente la vita sessuale dell’anziano è influenzata da fattori che specificamente si vengono a creare in quest’età. Le modificazioni che fisiologicamente insorgono nelle condizioni di salute e nelle fasi di risposta sessuale caratterizzano diversamente il rapporto, ma non lo impediscono. I cambiamenti sono da riferirsi principalmente ai tempi e ai modi dell’atto sessuale. Con l’avanzare degli anni negli uomini si assiste ad una diminuzione della produzione ormonale, con una graduale regressione degli organi androgeni-dipendenti (scroto, pene, peli, tessuti muscolari, testicoli), l’emissione del liquido pre-eiaculatorio è scarsa o del tutto assente, l’orgasmo è raggiunto in un periodo più breve di tempo, l’eiaculazione si presenta con un minor numero di contrazioni e un ridotto volume del liquido seminale, ed è meno energica. Dopo l’eiaculazione, l’anziano perde l’erezione con estrema rapidità e la fase di refrattarietà, cioè la capacità di avere una seconda eiaculazione dopo un primo rapporto, si allunga notevolmente. In particolare, poi, l’Ipertrofia Prostatica Benigna è la patologia che quasi ubiquitariamente affligge il maschio anziano; si tratta di una condizione che ha origine da piccoli noduli stromali microscopici all’interno della ghiandola prostatica, e, sebbene si manifesti a partire dai 35 anni, la prevalenza aumenta con l’età in tutta la popolazione maschile: più del 50% degli uomini con un’età compresa tra i 60 e 69 anni e più dell’85% degli uomini sopra gli 80 anni, infatti, soffre di una Ipertrofia Prostatica Benigna clinicamente significativa.





